La M 109 – rivista di tentazioni culturali

La M 109 Copertina

Online il nuovo numero della rivista La Masnada. Per leggere vai qui

In 16a pagina il programma di Parole erranti 2017, il festivaletteratura di Calabria che quest’anno vedrà tra gli ospiti Daniel Cundari, Antonio Ludovico, Domenico Dara, Emidio Clementi & Corrado Nuccini, Diego Fusaro.

 

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#ritratti – D245

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I treni merce partono silenziosi senza che l l’altoparlante li annunci: scompaiono mesti dietro il confine degli scambi. La notte strappano la linea della pianura e lasciano nell’aria un odore di ferro primitivo. Solo le D245 rimangono a presidio del piano binari, come sentinelle esauste, corrose dal sonno. Il capostazione vecchio, ritto sulla banchina, esita un istante e poi fischia forte. Lui dice che un tempo, quando il mondo era fermo, i treni erano più veloci e non c’era alcun problema.

© Angelo Tolomeo

Ripresi il mio mitra e mi rimisi a sparare – un brano di [Ottiero Ottieri]

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Insomma non potevo non narrare, ma senza invenzione, senza ispirazione, senza felicità. Vivevo il mio primo “paradosso”, alla caccia infuriata di quella felicità dello scrivere, e dello stile, dietro cui saltava agli occhi la felicità del testo. Ero piuttosto istigato dai miei primi idoli: D’Annunzio, e poi Piovene, Alvaro, Moravia, li imitavo, volevo essere grande come loro.

Allora, come oggi, non usava nella fiction una storia senza svolte, risvolti, colpi di scena (cose nel cinema assolutamente indispensabili). La costruzione di essi mi inorridiva, mi dava il panico presagire che ero vicino a un tornante, fuori della mia natura a torrenti e secche, tornanti cerebrali, che pur sentivo necessari. Allora per una letteratura riuscita, “felice”, oggi per la vendita. Sempre è usato l’intrattenimento. Meglio una bolla di sapone che la noia. A chi dispiace passare un’ora piacevole (e magari “nutritiva per lo spirito”)? Ma la separazione ormai è drastica a priori: o la letteratura da best seller o la letteratura di ricerca. La prima si vende, la seconda no. Scegliete e non piangete. Io vi do il dato.

Ripresi il mio mitra e mi rimisi a sparare.

Questo brano è tratto dal romanzo di Ottiero Ottieri: [Cery], Guanda, 1999, p. 46

[l’eresia] – Gianluca Pitari

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ho l’impressione che dovunque vada

io porti con me la notte

 

ho visto ideali di granito

nelle mie mani

lievitare in polvere

sentimenti d’acciaio

sfibrarsi in ovatta

 

la poesia

al pari del creato

è una sciagura

ed il poeta un dio tragico

senza più le ragioni del miracolo

una divinità inutile e solitaria

che arrocca su di una torre zuccherina

mentre le nubi infittiscono

 

non mi perdoneranno mai

la lievità dell’eresia

© Gianluca Pitari

 

 

 

 

 

 

Dove tutto è a metà, il romanzo di Zampaglione e Gensini

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Particolare della copertina di Dove tutto è a metà

 

di Nunzio Belcaro

Non siamo al Gaslight del Greenwich Village seduti a bere fra Bob Dylan e Dave Van Ronk.

Siamo al Morrison del Testaccio a Roma, luogo immaginato da Federico Zampaglione e Giacomo Gensini come palcoscenico del loro primo libro scritto insieme Dove tutto è a metà edito da Mondadori.

Scritto a quattro mani anche se non si vede e soprattutto non si sente, la voce narrante racconta la metà vuota del nostro esistere, quella dove le emozioni trovano lo spazio per esplodere e portare scompiglio. Lo fa attraverso due amori, uno che prova a nascere e uno che appare al crepuscolo.

Lodo è il cantante ventenne leader dei Bangers; con Zed, Ciccio e Attila occupa il cartellone del giovedì sera al Morrison, a un passo quindi dai gruppi quotati, quelli del venerdì e del sabato. Ha paura del palco, si chiude a riccio lì sopra, ma quando si lascia andare, alza la testa e apre gli occhi, diventa folgorante, ha lo stesso carisma del Jim a cui è intitolato il locale.

Libero invece è un cantautore pop cinquantenne, ha conosciuto la grande fama, gli stadi, i soldi e adesso combatte con una crisi di creatività che da cinque anni lo ha riposto ai margini della scena. Non esce di casa e il suo mondo si risolve a fatica nel lusso delle sue cose e in una malinconica ironia segno tangibile di uno stato di depressione.

Si incontreranno e sarà la rivoluzione.

Cambierà la loro musica, si intrecceranno le loro vite, inconsapevolmente uno avrà le riposte dell’altro e viceversa. Un succedersi di implicite domande scomode e talvolta brutali sull’amore, sull’amicizia e sulla musica.

Attraverso Giulia e Luna, i loro rispettivi amori, prenderà corpo narrativo la gelosia, magistralmente disegnata dalla coppia di scrittori. Entrambe bellissime, Giulia è la coinquilina di Lodo, apparentemente forte e determinata, vuole fare l’attrice e Lodo è innamorato perso di lei. Luna è la moglie di Libero , Press Agent internazionale, sempre in viaggio e in contatto con  celebrità. Trent’anni di distanza fra i due protagonisti si livelleranno sulla base della stessa inquietudine, sugli stessi elementi di frustrazione, sulle stesse paure.

È vero, ho esordito dicendo che non siamo al Greenwich ma al Testaccio. Eppure per ritmo, efficacia e stile, sembra un libro scritto negli States. Con la stessa fendente semplicità, una cura non manieristica ma viscerale delle parole e un’incredibile capacità nel generare immagini. Sembrerà di far parte  dei Bangers nel camerino del Morrison, fra i segni indelebili delle centinaia di sigarette appoggiate negli anni.

Come i bei libri non è facile dargli una definizione. Le vite dei due cantanti protagonisti hanno la verosimiglianza della biografia più che del romanzo. Nessuna risposta a buon mercato e tante le ferite che rimangono aperte, curabili solo dalla consapevolezza della verità generata dall’incontro fra anime affini.

La poesia di Zampaglione e il mestiere di Gensini hanno trovato decisamente un compromesso al rialzo.

Federico Zampaglione, Giacomo Gensini, Dove tutto è a metà, Milano, Mondadori, 2017.

Il morto – Charles Simic

Il morto scende dal patibolo. Si tiene la testa insanguinata sotto il braccio.

I meli sono in fiore. Si dirige alla taverna del paese sotto gli occhi di tutti. Là si siede a un tavolo e ordina due birre, una per sé e una per la sua testa. Mamma si asciuga le mani nel grembiule e lo serve.

C’è tanta quiete al mondo. Si può sentire il vecchio fiume, che nella sua confusione a volte si scorda e scorre verso monte.

questa prosa è tratta da [Il mondo non finisce] , Donzelli, 2001